REWIEWS

http://www.giorgioocchipinti.com/rassegna.htm

  • Claude Loxhay (JAZZ IN TIME - Belgium)  La musique composée par Giorgio Occhipinti revendique haut et clair sa libertè artistique. Mèlant musique classique européenne, traditions populaires, free jazz et musique contemporaine, le musicien de Ragusa mélange les genres et les langages dans une musique sans concession, gorgée d force et de violence à peine contenue. La musique est empreinte d'une telle beautè àpre et violente qu'il n'est pas étonnant qu'elle ait séduit ce défricheur de terres inexplorées qu'est Leo Feigin.
  • The Penguin Guide to Jazz (England) Occhipinti himself is not a dramatic soloist. Though he does often generate considerable volume against the full ensemble. His style is difficult to pin down which is probably a good thing. Do try the Kaos legend. It is one of a kind..
  • Chris Parker (BBC Music Magazine - England) Giorgio Occhipinti has produced an astonishing amalgam of jazz both straight ahead and free, European classical and avant-garde contemporary music. Sicilian folk and italian opera without either a hint of contrivance or a whiff of arbitrary eclecticism. For variety of mood and texture , and for sheer unrestrained virtuosity, these dark yet life-affirming musical meditations are hard to beat, and should establish Occhipinti as a considerable force in contemporary.
  • Gian Mario Maletto "Il sole-24 ore Domenica 20 Agosto 1995" La vera sorpresa, quasi una rivelazione, è "The Kaos legend" (Leo Lab 012, distribuzione Ird). La casa discografica che lo ha pubblicato è britannica e, prima ancora che il compact arrivasse da noi, già era stato oggetto di un autentico peana sull'austera rivista musicale della Bbc, l'emittente pubblica di lassù. In Inghilterra, non senza qualche diritto, considerano questa scoperta un merito tutto loro, ma a inventare, organizzare e dirigere quella musica, è stato un musicista italiano, uno dei più nuovi (ha soltanto ventisei anni ed è quasi esordiente). Si tratta del pianista siciliano Giorgio Occhipinti"
  • Dalla Bona (Musica Jazz - Italia) La musica di questi album è stata concepita e scritta diversi anni fa. Della sua incisione non sono fornite le date. Solo di due brani -che da soli occupano circa 40 minuti di "Ronda de Musica" - s'informa che sono stati registrati a Vienna. Lungo l'album, da diverse angolature, l'ampiezza degli orizzonti aperti dalla scrittura di Occhipinti viene prospettata dalla lettura del Global Music Nonetto (due clarinetti, contrabbasso, percussioni e quartetto d'archi) diretto dal pianoforte del compositore nei due brani viennesi e lungo un testo di Michelangelo Buonarroti dove, ridotta a settetto, la formazione nutre il germogliare della voce di Antonio Mainenti. La qualità della scrittura traluce anche in due larghi e traspiranti intermazzi scritti per un duo di violoncelli. Sono tutti lavori in cui si sentono all'opera modalità costruttive che usano in modo consapevolmente disinibito pantonalità e articolate manipolazioni - dilatazioni, soprattutto - contrappuntistiche nel ritmo e nel timbro. E' un linguaggio radicato in un modernismo non dogmatico che accoglie echi lontani del folclore, affacci di Nino Rota, movenze melodiche originali, oltre a integrare organicamente l'improvvisazione. E si fa penetrare dalla contemporaneità, specie nelle originali elaborazioni di sequenze iterative, senza essere risucchiato in meandri di melassa retorica. Occhipinti si limita a dirigere (anche nel senso più lasco della conduction) un sestetto d'archi nell'esecuzione dei dodici mottetti - 80 minuti circa - di cui consta "Mùseca Lundéne", commissionatogli da Curci oltre dieci anni fa. Se l'assenza delle percussioni disincanta il movimento della musica e quella delle ance ne circoscrive la gamma timbrica, ad aprire una dimensione fisica, meno autoreferenziale, sono l'ornato rapido e abrasivo del contralto di Curci e il regime paratattico in cui si articola sulla soglia dell'allucinazione lo stagliarsi delle immagini della sua poesia.
  • Alberto Bazzurro ALL ABOUT JAZZ. Ronda de musica (2014) Voto: **** 4 stelle. Musicista da sempre di vasti appetiti, il siciliano Giorgio Occhipinti riunisce in questo notevole album, reperibile solo sulle varie piattaforme digitali (iTunes, Spotify, Deezer, ecc.), cinque pagine in cui il compositore prevale decisamente sul pianista (pur presente in tre di esse). Tripartita la struttura dell'opera, affidata nei due brani di più ampio respiro (poco meno di quaranta minuti complessivi, ben oltre metà CD) al Global Music Nonetto, integrati da due partiture per doppio violoncello e da un'ultima a centralità prevalentemente vocale (testo di Michelangelo Buonarroti). Le due pagine per nonetto (squisitamente cameristico) attingono, nella loro essenza, a un linguaggio eminentemente contemporaneo, senza peraltro disdegnare rimandi a quel folklore che, in filigrana, la musica di Occhipinti ha sempre recato in sé, oltre che ovviamente alle forme più avanzate del radicalismo jazzistico. Colpisce in positivo, oltre allo spiccato senso della costruzione (attraverso un veicolamento prevalentemente timbrico, come del resto prevedibile), la sostanziale assenza di accademismi, insidia sempre dietro l'angolo, in questi contesti, e al contrario una palpabile vivezza ispirativa, a tratti una solennità epico-danzante, nonché un impeto che si fa largo a intermittenza, testimoniando quanto sia presente quella che si è soliti chiamare "urgenza espressiva." Le due pagine violoncellistiche sembrano attenersi maggiormente a una data letteratura di settore, senza peraltro sfigurare minimamente al cospetto di quelle per più ampio organico (anche qui non manca del resto una bella intensità d'intenti), mentre "Sequenza n.1 per voce" possiede un passo per così dire più atavico, ancestrale, per quanto le tecniche espresse non manchino di rinforzare l'immagine "contemporanea" dell'opera.
  • Ettore Garzia  per PERCORSI MUSICALI (2016) GIORGIO OCCHIPINTI MUSECA LUNDENE. Di pietre è anche riempita la copertina del nuovo lavoro di Giorgio Occhipinti, che ci riporta alle esperienze dell'Hereo nonetto; "Musica Lundene" (che immagino abbia anche qui un riferimento geografico ben preciso), è strutturato su una composizione basata essenzialmente sul comparto degli archi (Giuseppe Amatulli, Domenico Mastro ai violini, Nico Ciricugno alla viola, Tiziana Cavaleri, Vito Amatulli ai violoncelli, Giuseppe Guarrella al contrabbasso), che compongono un sestetto di impronta stravinskiana. Di pregio è al solito la partecipazione "letteraria" del sassofonista alto Vittorino Curci, i cui recitativi vengono alternati con stentorei attacchi che elargiscono melodicità contenuta e tanti sprazzi free. Occhipinti è un bravissimo pianista con tante idee, una punta di diamante del jazz colto siciliano, ma incredibilmente sottovalutato dalla critica: è un pianista come dire, di concetto, che bada all'originalità del progetto e non si vuole limitare solo a fugaci rappresentazioni di stile.La particolare evoluzione degli archi sospesi tra il romantico-decadente e il modernismo del primo novecento, sono i risultati di quello che Giorgio chiama anche mottetti; questa qualità si delinea come una delle principali fonti di interesse dell'ascolto a cui si aggiunge, oltre alla poesia, i passaggi ibridi con il jazz rielaborati alla luce degli arrangiamenti di un Gunther Schuller (qualcosa che si avvicina al Rush Hour di Lovano dopo aver incontrato Evan Parker).
  • Ken Waxman write "UnAMERICAN ACTIVITIES #39" Less Of Five 11 April 2005  Acrobati Folli E Innamorati (Nine Winds) is quite a departure for Sicilian pianist Giorgio Occhipinti, usually known for his precise duets with the likes of French bassist Joëlle Léandre, or carefully notated, string- concentrated chamber-improv work. Instead, this CD and the quartet-hence the name Less of Five-come across as a New Thing throwback, mixed with more contemporary extended techniques. Fervor, speed, and atonality are manifested throughout the 15 compositions that make up the nearly 70-minute disc. Considering bassist Giuseppe Guarrella was co-founder with the pianist of the seminal December Thirty Jazz Trio in 1989, and percussionist Antonio Moncada has worked on large-scale arranged projects with Occhipinti and multi-instrumentalist Stefano Maltese, the freeform impetus is likely instigated and encouraged by the quartet's remaining member. Olivia Bignardi, who plays alto saxophone, soprano clarinet and nacchere-Italian castanets-is a native of Bologna. Her playing experience encompasses Butch Morris conductions, projects lead by Anglo-Australian violinist Jon Rose, duos with Occhipinti, and a stint as clarinetist with a Klezmer ensemble. Hints of Klezmer's Eastern European Ashkenazi and less prevalent Arabic Sephardic roots come through on tunes like "Word's Shadow" and "A Frog's Rain"-Sicily is far enough south to be at the crossroads of both those cultures. Most of the other compositions-written mostly by the pianist, but with contributions from all band members-are uncompromising free playing mixed with southern Italian inflections. This experimentation moves into the more ethnic numbers as well. On "Word's Shadow" for instance, extended bowing bass lines, scraped portamento piano motions, and unvarying and gradually louder snare ratchets back up multiphonic soprano wisps that could come from a ney. "A Frog's Rain" is filled with double-timed piano arpeggios that circle back into themselves, discursive drum kit rattled patterns, and a concentrated spiccato bass line that frames Bignardi's rustic Balkan-style clarinet slurs and glisses. Eventually the piece is wrapped up with abrasive echoes from internal piano strings and aggressive, pinpointed shuffle-bowing from Guarrella. One Bignardi piece, "Cus Cus", is completely given over to an exploration of Iberian ratcheting hand percussion such as claves, maracas, and nacchere, with the theme extended with a steady bass line and frayed arpeggios from the prepared piano. Yet from the first notes of CD's first tune, "Acrobati Folli"-written by the bassist-paint-peeling reed tones, expertly paced drum beats, and clipped piano cadenzas set the stage for the players to cycle through theme fragment recapitulations and variations as well as out-and-out free sounds. Chief among them are "Témoignane de Proximité" and the subsequent "Evolution", both written by Occhipinti. Beginning with a sparse outline, not unlike a late 1950s Sonny Rollins composition, the altoist is soon writhing flutter-tongued smears in response to Moncada's spare regimen of hi-hat slaps made tougher by using his brushes' metal handles. In polyphonic contrast, the pianist uses his left hand to sound out a ballad so delicate with so that it's almost an étude. That respite is dispensed with quickly enough, however, as the others enter at full speed-especially the alto saxist, honking and smearing notes. Following a wood-reverberating bass solo backed by rolls and flams from the drummer, Occhipinti creates a high frequency intermezzo, only to have that trumped by Bignardi's unexpectedly hard-toned tongue-flutters, growls, and pitch variations. Theme recapitulation turns into a tumbrel climax as the reedist madly circles the initial line, eventually pressuring the others to silence. "Evolution" is based on a repetitious, low-pitched bass line, slappy percussion, and prestissimo cascading chords from the piano. Curt, mini-phrases from the horn soon build up the intensity following shattering cymbal spanks. When the saxophonist begins spraying tone clusters, squeaks, and multiphonics on top of rhythmic rim shots and intentionally primitive drumbeats, the pianist counters with harp-like arpeggios from the internal strings, forcing Bignardi's circus-like phrasing to come in-and-out of aural focus. Pure power beats from Moncada push the others to an emotional finale. References to military tattoos, bandas, and a dance-like tarantella make their appearance on Occhipinti's "Uma Onda de Mùsica Continua", but the round robin of short phrases from everyone resembles an "anything you can do..." challenge more than a consistent composition. But individually, each person's contributions here and  elsewhere can be spectacular. Moncada shows off cross-sticking concentration that suggests orchestral kettledrums at one junction, and bebop on the sock cymbal at another. Guarrella slithers from spiccato bass lines at full and half tempo to triple-stops and walking. Bignardi sounds almost Neapolitan at points where her rich phraseology could result from half-forgotten gondolier ballads or RAI pop songs. Yet in the time it takes to depress a key she can switch to split tone squeaks and reed bites. As for Occhipinti, overtone-rich cadenzas meld easily and briskly, morphing into two-handed, walking bass piano displays with as many chiming notes as you would hear in ragtime or boogie-woogie showcases. Elsewhere he offers diffuse keyboard attacks reminiscent of energy music. An expected and unique dividend for those who only know Occhipinti's more formal work, Acrobati Folli E Innamorati also provides more exposure for a hitherto locally confined, exceptional reed voice. 

  • D. Oscar Groomes write : O's Notes: Pianist Occhipinti takes a journey into his inner creative spirits. He complements his piano with strings, clarinets, bass and drums. The three lengthy compositions are based on his love for ancient music, world voyages and his interpretations of music. That may seem rather nebulous but the compositions come together nicely. It's like a marriage of older classical music form with contemporary jazz improvisation. We'll call it free fusion. 

  • Alberto Bazzurro per  ALL ABOUT JAZZ  Giorgio Occhipinti, Vittorino Curci, Strings Sextet: Mùseca Lundéne (2014) Su testi di Vittorino Curci e musiche di Giorgio Occhipinti (qui insolitamente inoperoso come pianista), si sviluppa l'ora e venti abbondante di questo doppio CD, reperibile unicamente sulle varie piattaforme digitali, tipo iTunes, Spotify, Deezer et similia. L'impianto è squisitamente cameristico-contemporaneo, con il contralto di Curci come unico aggancio su atmosfere (e temperature) in qualche misura riconducibili all'avanguardia jazzistica. Procedendo nell'ordine in cui la musica ci si propone, ci appare anzitutto meritevole di menzione "Efesto," episodio vivace anche proprio nel ruolo degli archi, altrove (fisiologicamente) più ripiegati e nebbiosi, con uno spigoloso assolo centrale di sax alto. Più tipico della letteratura di settore il gioco dello String Sextet in "E. N. F. P.," e invece più libero, aperto, vociferante nel successivo "Carrue" (Curci, per parte sua, "schianeggia" non poco in ogni frangente), laddove nel secondo CD si segnala in primo luogo "Mottetto strumentale N. 2," anche stavolta per la capacità di aprire dei varchi atmosferici felicemente dialettici rispetto all'humus complessivo circostante. Nel complesso quello che abbiamo di fronte è un lavoro ambizioso e certo molto meditato, condotto in porto con mano generalmente felice, nonché in grado di fornirci utilissime indicazioni circa la feconda vena che sta attraversando l'attuale stagione creativa del pianista (e in questo caso più che mai compositore) ragusano.

  • ACROBATI FOLLI E INNAMORATI Less of Five is an Italian quartet headed by pianist Giorgio Occhipinti, and their debut album Acrobati folli e innamorati is a Mediterranean holiday for Nine Winds, a label more usually associated with the Bay Area improv scene. You could call what they do "free jazz," though if you're expecting sonic assault or starchy abstraction you'll be surprised by the music's charm and lightness of touch. The fifteen pieces on the album are small enough to hold in the palm of your hand - even the two extended tracks, "Uma onda de mùsica continua" and "Témoignage de proximité", turn out to be montages of briefer segments. The music has an elegantly playful flavour, at times curiously naïve-sounding: the singsong waltz "Le calmar dans le bassin," for example, or Occhipinti's whimsical nursery-rhyme interpolation on "Emulation" (which is then, of course, merrily stomped flat). The band - Occhipinti, alto saxophonist/clarinettist Olivia Bignardi, bassist Giuseppe Guarrella and drummer Antonio Moncada - keep things sprightly and consistently surprising, and Bignardi is especially striking: she's a player in the tradition of soulful free-but-almost-"inside" players like Oliver Lake and Trevor Watts, and on gnage de proximité" even draws on the romanticized blues sound of Johnny Hodges. This disc has been poorly served by jazz/improv journalism, beyond a nice Jason Bivins write-up in Cadence; even the usual year-end burst of retrospective music-journalism activity bypassed it completely. It's a hard world indeed, when a disc as pleasurable and distinctive as this goes nearly unnoticed. Check it out.

    MUSICA JAZZ - DICEMBRE 2004 GIORGIO OCCHIPINTI «Histoire» BETWEEN THE LINES BTL 033, distr. Evolution. "Histoire" appartiene a quell'orizzonte di confine dove convergono stili e linguaggi molteplici (avanguardia, classica, jazz, popolare), depositati con sublime freschezza sul giaciglio sempre caldo della musica accademica contemporanea. Benché possa apparire il contrario, Occhipinti lascia poco spazio all'improvvisazione. I temi nel loro insieme sono arrangiati, elaborati e fusi con notevole senso tattico, proprio per assecondare le tesi della circolarità creativa e della globalità musicale di cui è strenuo promotore. Dall'intenso impressionismo di Revolution (un brano a duplice forma e ritmo, dove nella prima parte il pianoforte punzecchia senza tregua e con fare tayloriano un fluttuare d'archi dai colori ravvivanti con il contorno di clarinetti maliziosi e isterici stacchi per-cussivi) alle scapigliate note dal sapore antico di Cantata perpetuelle et hypnotique fino alle variazioni melodiose, incalzanti e cinematiche di Histoire d'un sicilien a Paris, la bellezza dell'opera prende vigore e irretisce, senza lasciare adito a dubbi sulle qualità di una scrittura limpidamente complessa ma superbamente inventiva e accessibile.

    Ken Waxman  for J A Z Z W O R D R E V I E W S (USA)  GIORGIO OCCHIPINTI Histoire - between the lines btl 033 Bringing forth a pan-European take that fits the slogan Great Music, Ancient to Future, Italian pianist/composer Giorgio Occhipinti proves with this CD that high grade improv can come to fruition with very little reference to the music's Afro-American roots. In his work with bands like his own December Thirty Jazz Trio and trumpeter Pino Minafra's Sudori, the pianist is easily able to connect to the Black Music part of the Art Ensemble slogan corrupted above, but HISTOIRE is more than that. It's an examination and evaluation of 20th Century musical currents in the form of three long compositions, the shortest of which is almost 16½ minutes long. Working from his Sicilian roots, Occhipinti mixes folk, contemporary classical, banda and operatic inflections. In a way this CD is a continuation of 2000's nonet session GLOBAL MUSIC AND CIRCULAR THOUGHT (Jazz'halo TS 012), though it's even more "European", confining the music to two reedists, one drummer and six string players including the leader's piano. Most distinctive of the pieces is the almost 19½ minute "Histoire d'un Sicilien à Paris", which begins with tango-like pizzicato from the violin, violas, cello and bass and ends with the piano and strings combining for a gavotte-like Parisian musette. In between the slurred cello portamento, extended by bass clarinet continuum, suggests an off-centre tarantella as a secondary theme. Soon the piano enters displaying dynamic clusters and hammering double syncopation to what elsewhere would be heard as proper recital timbres. Switching to march tempo Occhipinti uses that beat to reintroduce the other players -- including tingling pizzicato strings, pedal point ostinato from the bass and thunderous kettle drums. As the percussion and keys define the militaristic bottom, hectoring, bass clarinet lines move polyrhythmically into wiggling coloratura. More than halfway through, the pianist adds another theme that plays itself out in piano jazz syncopation with an overlay of slurred soprano saxophone lines. Finally, speedy, shrill strings reach a chamber orchestra-like crescendo which prefaces the light, musette-like theme. With a reoccurring and transforming rhythms, the writing on "Cantata perpetuelle et hypnotique" at points resembles Anthony Braxton's Ghost Trance Music with its perpetual motion. Potentially almost completely through-composed, the tune, based on mottetto or Roman Catholic liturgical music, finds each section advancing motifs, then giving way to counter motifs. Before the variations morph into something that sounds like romantic string writing, there's a point where the strings and horns appear to trade fours in jazz fashion. Picking up the initial ancient-to-future representation, "Revolution" is a two-part rondo that manipulates a dense, graphic composed score to subvert the ancient form with modern overtones. Here pedal pressure emphasized piano chords double and triple in tempo, the better to modulate romantic string lines into discordant higher registers. Reedy soprano saxophone sounds bring the piano lines down to a mid-tempo that soon turns atonal and appends complex, contrasting dynamics. The canine-like reed snarls subverting the piano passages mirror what Occhipinti's piano was doing viz a viz the strings earlier on in the first movement. At this point the violins, viola and cello recapitulate the rondo as kazoo-like squeals from the horn almost, but not quite, upset the form. In the end, coloratura trills and wheezes re-enter stage left from the horns along with some trick-tocking piano chords. Keeping one hand in tradition and one in experimentation, the Sicilian pianist has proven once again that he's someone to which close attention must be paid. To fully understand the evolution of European improvised music, Occhipinti is someone to be heard

  • Claude Colpaert write : "Vivaldi meets the AACM": la formule, due à Kalamu ya Saalam (Jazz Times U.s.a.), est certes réductrice, mais elle dit bien l'amplitude du champ esthétique couvert par le pianiste et compositeur Giorgio Occhipinti. Il a le goût des structures musicales les plus classiques, mais aussi celui de l'imporvisation la plus débridée, et il maîtrise et surtout il habite tout ce qu'il touche, que ce soit en tant qu'interprète de la musique des autres , en tant qu'instrumentiste ou en tant que créateur et animateur de son propre univers

  • Mare SARRAZY  for IMPRO JAZZ APRIL 2004 Giorgio OCCHIPINTI - HISTOIRE Between the Lines BTL 033 Projet ambitieux que ce-lui du pianiste Giorgio Occhipinti qui propose ici trois longues com-positìons pour quatuor a cordes (Sonia Slany - vln, Joanna Lewis -vln, Nico Ciricugno - viola, Tiziana Cavaleri - cello), piano (lui-méme), sopranos et clarinettes basses (Giuseppe Guarrella et Matteo Gallini), contrebasse et batterie (Antonio Moncada). Enre-gistrée a Vienne en octobre 2001, la musique de ce disque est le fruit d'une écriture qui, bien qu'enracinée dans la tradition classique, reste résolument moderne. Cantata perpétuelle et hypnoti-que n'atteint pourtant pas, a mon sens, la hauteur de son ambition, entachée de passages parfois un peu trop... dégoulinants. Nette-ment plus hirsute, originale et foisonnante, la composition Revolu-tion, basée sur des partìtìons classi-ques et graphiques, s'avere bien plus libre et ouverte, sorte de che-vauchée débridée qui décape admi-rablement l'oreille. Mais le trésor de ce disque, Histoire d'un Sicilien a Paris, distille un thème d'une beau-té limpide, fortement sensuelle : une composition qui respire (on sent souffler sur nos nuques inspi-ratìons retenues et expiratìons sauvages), qui explose de vie. Inserite a la lisière des genres (contemporain, musique de cham-bre, jazz libre...) où les réussites, il faut bien se l'avouer, ne sont géné-ralement pas légion, cette pièce revét un caractère sublime. Bravissimo ! 

  • Jerry D'Souza for allaboutjazz.com "It is said that time and tide wait for no man. Time, however, has waited for this piano trio. The group's first recording, The Street One Year After, was released in 1991. Since then they have released two more, both in the last decade. As for the tide, it still roars in their favor. The brand new music on Free For 3 feels electrifying, emerging from the heartland of musicians who have an apparent affinity with each other. It is no secret that despite the sporadic trips to the studio, they have been playing concerts together. This, perhaps more than anything else, continues to make them a cohesive force. Freedom is the essence of its expression, but in seeking it the trio does not always desert melody. These players build and expand and often mould an inventive concept out of disparate strands. Pianist Giorgio Occhipinti leads the charge on the first tune, building his story through a scurrying welter of notes that gather momentum, and then, as bass and drums stir the action, explode in euphoric frenzy. The last notes come from Giuseppe Guarrella's bowed bass, which turns out to be the harbinger for "Before the New Street," where his opening phrases are short and thick. As he goes into a more detailed statement opening the tonality of the bass, drummer Francesco Branciamore tackles time with offbeat phrases and Occhipinti slowly but surely ups the tempo. The third segment is for Branciamore, his accents on the cymbals and snares and his trapping testifying to an unique aesthetic. And then it is melody time, pronounced in a blistering, but nonetheless straightahead manner. Ochhipinti finds himself in exceptional form on the solo "Novelle Siciliana Per Piano Forte Solo In Forma De Ballata," his right hand a messenger for delectable melodic resolutions, his left stabbing chords with a deft authority. The third suite is stunning in its intensity without being overwhelming. Once again the clean lines bridge the evolution of the music and make it compelling, as on "Hommage," where the bent notes and orchestration that Guarrella evokes through arco lead to the calmer pianism of Occhipinti. The equation is altered on "Basic Music," which emerges imaginatively through the interweaving of the soundscapes each constructs. This one was well worth the wait." 

  • Claude Loxhay for Jazz Halò. Giorgio Occhipinti's Less of Five - Chapter two - Caligola Records Giorgio Occhipinti est un vieux complice de Jazz'halo, qu'il s'agisse des Jazz'halo Music Days ou des albums. Les jazzfans belges avaient pu découvrir le pianiste italien, d'abord lors d'un Jazz au Château à Oupeye, au sein du quintet de Pino Minafra (tp), puis en duo avec Joëlle Léandre lors d'un Jazz Halo Days (album Incandescence) et avec son Heroe Nonetto (album The Kaos Legend, avec Alberto Mandarini à la trompette, Lauro Rossi au trombone, Carlo Actis Dato au saxophone, Renato Geremia au violon, puis Global Music and circular Thought avec Cello sequence). Sur disque, on avait pu l'entendre aussi avec son December Thirty Jazz Trio (Free for 3) et en quartet avec Pino Minafra (Concert for Ibla). En 2002, il avait présenté un quartet avec la saxophoniste Olivia Bignardi (Acrobati folli e innamorati). Le voici avec son nouveau quartet Less of five. A la contrebasse, son vieux complice Giuseppe Guarella, membre du December Thirty Trio comme du Hereo Nonetto. A la batterie, Emanuele Primavera qui a étudié avec Fabrizio Sferra, batteur du trio italien d'Enrico Pieranunzi et a suivi des workshops avec Paul Motian et Alberto Gatto. Enfin, aux saxophones alto et soprano, Gianpiero Fronte. Après avoir découvert tout jeune le jazz au travers de Charlie Parker, il a étudié avec Tino Tracanna, le saxophoniste du quintet de Paolo Fresu, et avec Rosario Giuliani: deux vraies références. Originaire de la province de Raguse, il dirige un quintet à deux saxophones, avec Sergio Battaglia. Au répertoire, 6 compositions d'Occhipinti, une de Guarella (Andorra) et une cosignées par les deux complices (Breathing New York's air). Tout au long des huit plages aux nombreuses circonvolutions rythmiques, sous l'impulsion de Primavera, un jazz fougueux, avec un alto volubile (Orange's smell, Expression, Sensation, Rambling between the sound and the mind) ou un soprano incisif (Breathing New York's air, Sounds, Andorra, Ebullition) Quant au leader, son jeu est marqué par une grande vélocité du doigté et une totale indépendance entre les deux mains, à tel point qu'on pourrait croire être en présence de deux pianistes simultanément. Pour ce qui est de Guarella, écoutez son solo sur Orange's smell, ses intros dynamiques sur Andorra ou Breathing New York's air. Plus sage que les albums du Hereo Nonetto, ce Chapter Two allie luxuriance des rythmes et charme méditerranéen des mélodies.